Category: Reviews

L’ARTE DEGLI SGUARDI: GLI OCCHI EMPATICI DELLE OPERE DI ALE GUZZETTI

di Martina Capelli
Visual Cultures e pratiche curatoriali
Accademia di Belle Arti di Brera, Milano

La Sala Nevera di Casa Morandi presenta Quando i Robot incontrarono gli Antichi Dei, mostra che coniuga i concetti distanti di arte e tecnologia dell’artista Ale Guzzetti. L’esposizione racconta il lavoro dell’artista dal 2012 al 2022 con una vasta gamma di installazioni, colori e volti interattivi. Il percorso della mostra è articolato su due piani che consentono di cogliere temi e linee di ricerca approfonditi durante la sua attività: un’arte che presenta sculture capaci di sensibilità, che ambiscono a disorientare l’umano per confondersi e confrontarsi nella ricerca di una connessione corrisposta che supera vincoli e possibilità. L’artista varesino si avvale della tecnologia come dispositivo di analisi filosofica e scientifica per sondare le domande del genere umano: spazio, tempo, Dio, ambiente e cosmo. Ogni tecnologia porta con sè tratti spirituali in cerca di motivazioni ultraterrene. È possibile trovare radici storiche comuni e radicate, metodi condivisi e sinergie tra arte, tecnica e spiritualità. La sua prima mostra di sculture interattive era intitolata Oggetti che osservano; orientata verso le teorie di Heinz Von Foerster per sottolineare il legame tra le cose, l’ambiente e l’osservatore. La conoscenza è la ricorrente connessione tra questi tre elementi.

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Ale Guzzetti: quarant’anni di carriera tra arte interattiva e robotica.

di Jacopo Maltese
Visual Cultures e Pratiche Curatoriali, Accademia di Belle Arti di Brera, Milano

La mostra Hopeful Monsters. Sculture sonore 1982 – 2022 racchiude quarant’anni di ricerca di Ale Guzzetti nell’ambito dell’arte interattiva. L’esposizione, pensata come una panoramica sulla carriera dell’artista lombardo, vuole mettere in luce le specifiche peculiarità del suo lavoro, ossia il rapporto costante tra opera e pubblico, tra arte e tecnologia, tra visivo e uditivo. Un progetto, questo, che cerca di far conoscere quelle che sono le tematiche che da sempre animano la sua produzione e di cui è abile interprete.

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SGUARDI DIVERSI

di Raffaella Pulejo
Direttore Corso Visual Cultures e Pratiche Curatoriali
Accademia di Brera, Milano

L’idea che il “nuovo” costituisca la principale qualità dell’arte contemporanea, e che questa sia in uno stato di perenne rottura con il passato, è un’idea fuorviante. Per secoli, e prima della rivoluzione delle avanguardie artistiche del novecento, era la ripetizione di modelli affermati, fondati sui canoni, che teneva la scena e costituiva il nucleo dell’insegnamento nelle accademie di belle arti. Ma anche quando nella modernità gli artisti hanno sovvertito quei canoni, declinando la forma in un linguaggio talvolta ostico per il publico, non si è mai spezzato il legame dell’arte con il sapere scientifico del proprio tempo. Un’opera d’arte contemporanea, diceva l’artista Luciano Fabro, riscrive tutta la storia dell’arte del passato, si lega sempre ad una genealogia rinnovandone nel presente le idee. Gli esempi dei rapporti tra arte e scienza nel corso della storia dell’arte occidentale sono costanti, al punto che si potrebbe affermare che nessuna forma d’arte sia immaginabile lontano dai saperi scientifici e tecnologici che caratterizzano ogni civiltà. Anche la perfetta bellezza ideale dei capolavori dell’arte classica, che così ‘facilmente’ ci seduce, si basava sulle proporzioni matematiche della sezione aurea, e sulle relazioni armoniche che secondo i filosofi greci governavano la natura e l’intero cosmo.

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Il bosco delle ninfe

di Marco Vitale
Visual Cultures e Pratiche Curatoriali, Accademia di Belle Arti di Brera, Milano

Nell’opera Il bosco delle ninfe, Guzzetti tratta il tema della distorsione delle immagini, un’operazione che è stata resa familiare dalla diffusione del computer. Se in passato un’opera esposta non offriva alcun contatto con chi la osservava, il file che ne è riproduzione è invece accessibile e modificabile in pochi secondi. Pertanto, essa appare meno eterna e monolitica; ad esempio, ingrandendo una foto di una figura umana senza rispettarne le proporzioni, si ottiene un curioso effetto di “allungamento”: gli occhi e la testa diventano ovali, il collo e il busto sottili e stretti, le spalle innaturalmente scoscese. Seppur gli elementi del corpo siano di fatto ancora lì, tanto più esso si allunga tanto più diviene irriconoscibile e alieno – quel viaggiatore proveniente da un mondo alternativo caro all’artista. L’installazione porta nella materia quest’idea, esponendo riproduzioni distorte delle statue greche dalla lunghezza variabile tra l’uno e i tre metri, in un peculiare passaggio dall’immagine digitale alla materia tangibile.

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ALTRI MONDI – Giulio Turcato e Ale Guzzetti

di Marco Trevisan e Barbara Luciana Cenere
a cura di RossovermiglioArte – Padova

Oggi, forse più che mai, ci stiamo rendendo conto di quanto questa sentenza tradisca, al di là del lecito entusiasmo legato al progresso tecnologico, un retrogusto di amara malinconia. Lo scorso aprile, con tempismo eccezionale, questa frase ha fatto capolino nel corso di un’intervista telefonica ad Ale Guzzetti e, forse complice l’effetto “bolla” da quarantena, mi ha fornito un interessante spunto da cui partire per analizzare e, quindi, avvicinare a noi la poetica di quelle sue operazioni avvolte da un irresistibile fascino futuristico.

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L’immaginario robotico di Ale Guzzetti

di Alice Traforti

Arte interattiva, arte elettronica e robotica precristiana
Immagino che anche tu senta parlare di robotica precristiana per la prima volta. Ho indovinato?
Io non la conoscevo, eppure la sua storia ha inizio molto molto tempo fa. Ma te ne parlerò dopo.
Ora ti racconto il mio incontro con le sculture che osservano di Ale Guzzetti – pioniere dell’arte elettronica interattiva. Cosa c’entra? Continua a leggere, vedrai che alla fine ti sarà tutto chiaro.

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Ale Guzzetti: scultura e suono dall’arte elettronica alla robotica

di Alice Traforti

L’innovazione tecnologica è la cifra stilistica della nostra epoca, ma spesso la velocità del progresso supera di molto il tempo necessario per viverne il conseguente mutamento. Ecco che l’arte può essere un ponte tra il tempo dell’esistenza e quello della scienza.
Tra le ricerche che operano in questo settore, vi presento oggi il lavoro di Ale Guzzetti(Varese, 1953) che, unitamente a quello pioneristico di Peter Vogel (Friburgo, 1937-2017) e agli esiti più recenti di Fausto Balbo (Cuneo, 1970), si trova esposto fino al 7 gennaio 2020 nella mostra ARTE E SUONO. Opere interattive e sonore dall’elettronica alla robotica, a cura di Monica Bonollo e Simona Zava, alla Rocca Roveresca di Senigallia.

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Sculture che osservano – Arte interattiva: dall’elettronica alla robotica

di Monica Bonollo

Ale Guzzetti ama riferirsi al “pensiero della complessità” e sicuramente la sua ricerca ha sempre indagato gli spazi di intersezione fra pratiche, esperienze e saperi che tradizionalmente vengono tenuti rigorosamente separati. Nelle sue opere svanisce ogni presunta inconciliabilità fra la serietà e la sacralità dell’opera d’arte che incute soggezione e pretende distacco, la spensieratezza e l’abbandono del gioco, che coinvolge e invita a prendere parte direttamente all’evento, i materiali nobili tradizionalmente consacrati all’arte e i materiali tipici della produzione industriale e del consumo di massa, la manualità e l’unicità del fare artistico e l’automazione e la ripetibilità della tecnologia.

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ARTE E SUONO – Opere interattive e sonore dall’elettronica alla robotica

a cura di Simona Zava e Monica Bonollo

ARTE E SUONO
Opere interattive e sonore dall’elettronica alla robotica

di Simona Zava

Nel corso degli anni le nuove scoperte tecnologiche hanno contribuito sempre di più a rinnovare lo scenario artistico in un dialogo mai interrotto fra arte, tecnologia e scienza.
La mostra “Arte e Suono – opere interattive e sonore dall’elettronica alla robotica”, allestita nelle maestose sale della Rocca Roveresca di Senigallia, riserva allo stupore uno spazio rilevante, proponendo una selezione di opere di esemplare importanza di tre artisti che rappresentano tre diverse generazioni: Peter Vogel, Ale Guzzetti e Fausto Balbo.
L’interesse rispetto al progresso tecnologico induce gli artisti in mostra verso nuovi percorsi, dando vita a ricerche innovative e sperimentazioni, che affascinano sempre di più gli spettatori. La tematica dell’elettronica e della robotica ha acceso autorevolmente la loro creatività, con l’imprescindibile esigenza di raccontare il nostro tempo, con un respiro veloce verso il futuro. La mirabile contaminazione tra la robotica e l’arte è messaggera di un nuovo dialogo, sempre più sofisticato, con la prerogativa fondamentale di coinvolgere lo spettatore a diventare parte attiva dell’opera stessa. Le opere dei tre artisti introducono lo spettatore verso un nuovo linguaggio, in un progetto ambizioso, che guarda lontano.

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UN ITINERARIO NELLA SCULTURA SONORA
di Monica Bonollo

Il percorso della mostra si sviluppa attraverso le opere sonore e interattive dei tre artisti Peter Vogel, Ale Guzzetti e Fausto Balbo. Gli artisti rappresentano tre diverse generazioni: Peter Vogel è uno dei maggiori pionieri dell’arte elettronica e sonora; Ale Guzzetti anch’egli pioniere dell’arte interattiva e robotica e Fausto Balbo la cui ricerca sull’arte cimatica e sinestesica si sviluppa in anni più recenti.
Ciò che accomuna gli artisti delle tre generazioni, oltre alla ricerca sul rapporto fra arte e suono che li porta a focalizzarsi sulla dimensione interattiva del processo artistico, è una forte intenzionalità ludica, intesa come modalità privilegiata di esplorazione e di conoscenza.
Nelle loro opere la serietà e sacralità dell’”opera d’arte”, che tradizionalmente incute soggezione e pretende distacco, svanisce lasciando posto alla spensieratezza e all’abbandono del gioco, che coinvolge e invita a prendere parte attiva all’evento.

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L’arte sensibile e i modelli del vivente

di Pier Luigi Capucci

La materia

Nella nostra cultura l’utilizzo del vetro come materiale ha due accezioni prevalenti. Una è legata all’idea del vetro come materiale arcaico e nobile, che rimanda alle forme dell’artigianato storico e del design (le vetrate, i vasi, i vetri soffiati, gli oggetti, le suppellettili…), un’idea che non trova molti riferimenti nell’universo dell’arte contemporanea. L’altra accezione è legata all’idea del vetro come materiale industriale e tecnologico (pavimentazioni, strutture, contenitori, fibre, materiali da costruzione, illuminotecnica…), ed è un’idea che, a parte qualche eccezione, è forse ancora più lontana dal mondo tradizionale dell’arte e si posiziona in quello dell’architettura e del design industriale.

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Sculture che osservano

di Monica Bonollo

Ale Guzzetti ama riferirsi al “pensiero della complessità” e sicuramente la sua ricerca ha sempre indagato gli spazi di intersezione fra pratiche, esperienze e saperi che tradizionalmente vengono tenuti rigorosamente separati. Nelle sue opere svanisce ogni presunta inconciliabilità fra la serietà e la sacralità dell’opera d’arte che incute soggezione e pretende distacco, la spensieratezza e l’abbandono del gioco, che coinvolge e invita a prendere parte direttamente all’evento, i materiali nobili tradizionalmente consacrati all’arte e i materiali tipici della produzione industriale e del consumo di massa, la manualità e l’unicità del fare artistico e l’automazione e la ripetibilità della tecnologia.

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Sculture che osservano: dall’arte interattiva all’arte robotica

di Cristina Trivellin

Ci sarà tempo fino al 24 luglio 2016 per fare un giro a Vicenza e recarsi alla Galleria Valmore dove è possibile ammirare un’esaustiva selezione di opere che rappresentano il trentennale percorso di Ale Guzzetti, tra i primi artisti italiani dediti all’indagine sui rapporti tra arte, scienza e tecnologia, attraverso la robotica.
Le sue opere, presenti in musei e collezioni di tutto il mondo, parlano di un’arte relazionale che mette al centro lo spettatore e il suo rapporto con la tecnologia, dando vita a interessanti riflessioni sull’universo comunicativo e sulla ormai presunta dicotomia naturale/artificale.

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